Notiziario

In uscita il numero 48 di Sacramentaria & Scienze Religiose

il matrimonio nell’orizzonte della fede trinitaria

In uscita il prossimo numero della rivista “Sacramentaria & Scienze religiose”

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L’esortazione post sinodale Amoris laetitia, riletta in molteplici prospettive nella sezione monografica di questo fascicolo di “Sacramentaria & Scienze religiose”, emerge rilevante nel recupero dell’attualità del “Vangelo della famiglia”.

Tale recupero, che tiene conto delle sfide e delle esigenze di una pastorale rinnovata, insiste, proprio nell’esortazione, sull’importanza della centralità della fede e del suo riferirsi, senza esitazioni, al contenuto della Rivelazione trinitaria di cui il Vangelo della famiglia è parte integrante.

Le memorabili parole di Benedetto XVI, «Dio è Trinità, è comunione d’amore, e la famiglia ne è la prima e più immediata espressione» (Benedetto XVI, Omelie di Joseph Ratzinger papa. Anno liturgico 2010, Libri ScheiWiller, Milano 2010, p. 359), riecheggiano anche in papa Francesco, il quale, ribadendo in Amoris laetitia n. 11che «Il Dio Trinità è comunione d’amore, e la famiglia è il suo riflesso vivente», addita alla Chiesa del terzo millennio l’orizzonte imprescindibile per la comprensione e l’annuncio della bellezza del matrimonio.

Quanto espresso sta alla base dell’avanzamento di una pastorale familiare fruttuosa, capace di illuminare e motivare il presente della relazione uomo-donna e della famiglia in maniera creativa, una pastorale che pur adattandosi ai segni dei tempi, non cessa mai di alimentarsi alla “fonte” della perenne novità della Rivelazione custodita nella Parola di Dio e nella Tradizione.

La Parola di Dio è l’unica in grado di pronunciarsi nel tempo senza mai perdere la sua eterna freschezza e la sua capacità di additare quel futuro in cui la storia, ogni storia, compresa quella della famiglia, trova il suo compimento.

Tutto questo apre una nuova stagione pastorale nella vita della Chiesa, che domanda da un lato una più accurata collaborazione tra sposi, presbiteri e consacrati condotta sulla base di una sapiente lettura dei segni dei tempi, ma anche una maggiore consapevolezza e assimilazione della bellezza del progetto di Dio sul matrimonio e sulla famiglia, per preservare il rinnovamento pastorale dal pericolo di appiattirsi su letture che a volte rischiano di essere eccessivamente psicologiche o sociologiche, non rendendo ragione della bellezza del Mistero a cui si ancora l’esperienza della fede.

In questo orizzonte ermeneutico si sviluppano i vari contributi proposti nella sezione monografica e in parte anche nella sezione miscellanea, i quali, pur nell’originalità e diversità di ciascuno hanno il merito di offrire comunque un discorso generale ben articolato, consequenziale, in grado di offrire al lettore la ricchezza di un percorso tematico ricco e stimolante.

Nello specifico, il primo articolo di Enrico Brancozzi, offre una ponderata ed equilibrata panoramica della situazione odierna in cui si trova la pastorale familiare, premettendo così ai contributi successivi la definizione di un orizzonte storico attuale in cui essi possono acquistare maggior valore e pertinenza contenutistica in ordine al tema del matrimonio. Nella sua disamina l’Autore affronta l’argomento dell’accompagnamento “nel” matrimonio cogliendo l’apporto di Amoris laetitia alla pastorale familiare. Soffermandosi in particolare al capitolo VI dell’esortazione, dedicato alla pastorale della famiglia in genere e a quella delle giovani coppie in specie, il discorso si concentra sull’importanza di suscitare il desiderio della fede nei nubendi, cogliendo l’opportunità di restituire alle famiglie il “primato educativo” anche in ordine alla formazione dei fidanzati al matrimonio, integrandolo con la ricchezza di apporti che, proprio all’interno della pastorale familiare, sorgono dai sacerdoti, dai consacrati e dalle varie iniziative che vengono dalle comunità cristiane e dai loro pastori. In ciò emerge una “circolarità pastorale” che se da un lato ribadisce che sacerdoti e consacrati non possono fare a meno della famiglia, dall’altro le famiglie non possono fare a meno dei sacerdoti e delle persone consacrate per essere aiutate ad approfondire il valore ecclesiale della loro vocazione e a vivere pienamente le loro relazioni familiari evitando che il loro amore sia “rinchiuso” tra le pareti di casa. Da qui è possibile ribadire la “profezia” di una pastorale integrata dove le varie identità vocazionali possono lavorare in sinergia tra loro cogliendo da un lato la perenne bellezza del progetto di Dio Trinità sulla famiglia e dall’altro individuando le modalità pastorali per annunciarlo al mondo presente.

Sulla perenne bellezza del progetto di Dio si sofferma il secondo articolo di Daniele Cogoni il quale, attento a tenere insieme prospettiva trascendente e immanente, procede evidenziando il vigore pastorale derivante dal “mistero centrale della fede e della vita cristiana” su cui si fonda il dono del matrimonio e della famiglia, ben evidenziato in numerosi passaggi di Amoris laetitia. Si tratta del Mistero della SS. Trinità così come “traspare” da una particolare rilettura cristiana dei primi due capitoli del libro della Genesi, ripresi dallo stesso Gesù nel suo celebre discorso sul matrimonio contenuto nei Vangeli. A partire dai testi biblici, l’Autore offre un disegno complessivo, coerente ed equilibrato in cui la Trinità, in un certo qual modo, “risplende” nella concretezza delle relazioni familiari. In tale orizzonte emerge la bellezza e il fascino della vocazione al matrimonio e alla famiglia, che permette di comprendere, nella costitutiva apertura dell’uomo e della donna all’Altro Divino e agli altri (in primis i figli), l’opportunità di riscoprirsi “persone in relazione” motivando costantemente l’esperienza dell’amore umano alla luce del Mistero della Vita trinitaria. In ciò emerge come il messaggio sempre attuale della Chiesa sul matrimonio e la famiglia sia un chiaro riflesso della predicazione di Gesù, che in quanto tale non può mai essere elusa nella formazione dei fidanzati al matrimonio e nella formazione permanente degli sposi e delle famiglie, come nemmeno può essere elusa da chi contribuisce alla riflessione teologica della Chiesa. Alla luce degli attuali dibattiti sorti su Amoris laetitia, l’Autore sottolinea lucidamente come quanto attestato papa Francesco con estrema chiarezza circa i fondamenti del matrimonio e della famiglia, basterebbe a dissolvere ogni contrapposizione ideologica sia all’interno che all’esterno della Chiesa, se solo si accettasse che la Tradizione e il Magistero non sono “altra cosa” rispetto all’insegnamento di Gesù.

In piena continuità con i due precedenti contributi si pone la successiva riflessione di Carlo Rocchetta dedicata al rapporto tra fede trinitaria e sacramento nuziale, tema approfondito in ordine all’accompagnamento dei fidanzati al matrimonio. L’Autore rileva come la questione del rapporto “fede - sacramento del matrimonio” si sia fatta avanti negli ultimi anni anzitutto come una questione di ordine pastorale. Da qui la necessità di soffermarsi sulla specifica tematica teologica sulla quale si cristallizza il passato, il presente e il futuro del sacramento del matrimonio e della prassi pastorale delle comunità cristiane connessa ad esso. In ordine a ciò egli rileva come l’analogia tra la “Comunione trinitaria” e la “famiglia” rappresenti un punto cardine del Magistero pontificio che va da Giovanni Paolo II a Francesco, dal momento che costantemente esso evidenza come il modello originario della famiglia vada ricercato in Dio stesso, nel mistero trinitario della sua vita. Ciò, in particolare in Amoris laetitia, rappresenta un tratto tutt’altro che marginale. Su questo sfondo teologico l’Autore sviluppa tre precorsi squisitamente pastorali: il tempo del fidanzamento come tempo decisivo; gli orizzonti formativi del fidanzamento per una fruttuosa celebrazione del sacramento delle nozze; l’arte dell’accompagnamento per una piena attuazione dell’evento sacramentale nell’esistenza storica degli sposi. Di particolare rilevanza appare la proposta di valutare un possibile riconoscimento di uno status ecclesiale e in un certo qual modo “sacramentale”dell’esperienza dei fidanzati protesi verso il matrimonio, dal momento che il tempo del fidanzamento, cristianamente vissuto, risulta come “abbracciato” da due sacramenti, ossia trae forza sia dal battesimo (polarità fondante) che dal sacramento del matrimonio che attende di essere realizzato (polarità orientante). In ordine a questa proposta vengono recuperati diversi passaggi di Amoris laetitia che evidenziano l’arte dell’accompagnamento ai fini di una piena attuazione dell’evento sacramentale nell’esistenza degli sposi.

Giorgio Zannoni, autore del quarto contributo, offre un taglio ulteriore alla riflessione, rilevando come numerosi temi sia di carattere teologico che pastorale presenti in Amoris laetitia siano stati recepiti all’interno di un orizzonte interpretativo polivalente, del quale egli cerca di rendere sapientemente ragione. Affrontando un’impresa non certo facile, tenta non solo di delineare un quadro riassuntivo delle variegate prese di posizione in merito all’esortazione pontificia, ma anche di dare ragione del perché, a suo avviso, si sia giunti a letture non sempre pertinenti all’effettiva questione matrimoniale e insieme in un certo contrasto con la Tradizione inerente la “disciplina” del sacramento. Nello svolgimento delle argomentazioni l’Autore cerca di evidenziare, come raffronto alle variegate ermeneutiche, quella che è la chiave interpretativa rinvenibile dall’analisi globale di Amoris laetitia, documento che, tra l’altro, secondo Zannoni, non può essere pienamente compreso se non alla luce della precedente esortazione apostolica Evangelii gaudium. L’intento è dunque quello di interpretare il Magistero con lo stesso Magistero. Detto in altri termini, la prima chiave ermeneutica di Amoris laetitia già si incontra in Evangelii gaudium, cuore dell’attuale Magistero pontificio e tener conto di ciò è fondamentale per evitare di cadere nel rischio di manipolare, inconsciamente o meno, quanto detto da Francesco sul matrimonio, rischiando commenti segnati da un sentire soggettivistico, volto a confermare alcuni interpreti dell’esortazione nella propria pregiudiziale visione, non raramente ridotta a considerazioni viziate dall’analisi del solo capitolo VIII, approccio evidentemente inadeguato. L’autore, da parte sua, recuperando con opportuni e numerosi rimandi ad Amoris laetitia tutti i tratti essenziali dell’evento sacramentale del matrimonio, opera un continuo inserimento della riflessione in rapporto all’evento Cristologico-Trinitario e all’evento Chiesa, recuperando parimenti l’imprescindibilità della fede e della sua testimonianza nell’attualità della storia umana, testimonianza che non può non andare di pari passo con adeguate scelte pastorali che Amoris laetitia introduce

A seguire viene la riflessione di Nicola Reali, condotta con argomentazioni dai tratti vivaci e avvincenti, con le quali egli vuole evidenziare alcuni punti cruciali della “forza pastorale” di Amoris laetitia. L’insieme della riflessione dell’Autore colpisce la sua capacità di intessere considerazioni originali e analisi ponderate, attente a cogliere gli snodi cruciali dell’attuale magistero pontificio, sui quali ancorare la proposta di possibili nuovi percorsi pastorali in un contesto di secolarizzazione. Interessante la considerazione sul fatto che l’annuncio ecclesiale della novità del Vangelo non vada ascritto ad una semplice comunicazione di un valore, il cui diritto di cittadinanza possa dipendere dai valutatori (d’altra parte Cristo non è un semplice valore come un altro), come pure l’invito a non affossare le riflessioni legate al matrimonio sulla semplice ripetizione dei criteri di regolarità e irregolarità. Si tratta piuttosto di suscitare negli uomini e nelle donne di oggi un’apertura alla grazia di Dio ponendo al centro l’importanza della nuova evangelizzazione soprattutto in ordine all’annuncio del Vangelo della famiglia. In ciò l’Autore coglie come la vera novità di Amoris laetitia, non stia nella tanto decantata nota 351 del capitolo VIII, ma nella totalità del suo messaggio, che tenta di indicare un metodo pastorale edificato sulla volontà di far riecheggiare anche oggi la novità e la bellezza del Vangelo il quale non è soggetto a invecchiamento, dal momento che l’annuncio cristiano è in grado di proporsi anche agli uomini e alle donne di oggi come un dono sempre nuovo. Qui emerge anche in che cosa consiste l’autorità derivante dal Vangelo; essa non è coercizione, imposizione o violenza, ma pacifico convincimento dei cuori circa la verità che esso contiene, la stessa autorità che emerge da Amoris laetitia riflettente il fatto che nella Chiesa vi è autorità poiché in essa parla un Altro.

Il sesto contributo è offerto da Andrea Grillo che recupera ulteriormente la riflessione su “fede e matrimonio” riletti in chiave pastorale ma anche all’interno del binomio “dogmatica - diritto canonico”. L’Autore offre in un primo momento una disamina di carattere storico in cui prospetta una lettura sugli sviluppi della tradizione magisteriale degli ultimi due secoli a proposito di matrimonio e famiglia (condizionata a suo avviso dal rapporto Chiesa-Stato e da una deriva apologetico-istituzionalistica), per poi procedere in un secondo momento affrontando i motivi di novità che papa Francesco affida alla Chiesa odierna, mediante Amoris laetitia. In particolare a riguardo del primo aspetto emerge che il tema della rilevanza della fede per l’istituzione matrimoniale viene coniugato dall’autore con il tema della libertà, della verità, dell’amore, del valore della soggettività e della coscienza, mentre all’attuale forma canonica del sacramento viene da lui considerata non più adeguata a rispondere alla questione moderna del matrimonio; detto con le parole dell’Autore, nella “forma canonica” l’amore e la libertà non riescono a respirare a pieni polmoni. A riguardo del secondo aspetto viene affermato come una lettura “pastorale”, nella linea di Amoris laetitia, può contribuire ad una profonda revisione dell’approccio dottrinale e giuridico. In essa vi è certamente il recupero del rapporto con il Mistero, ma anche la riscoperta della “forma originaria” del matrimonio, che la Chiesa non pone, e di cui non dispone, ma che sempre riceve.

 

La sezione “Scienze religiose” è introdotta dal contributo di Lorenzo Gianfelici che ben si ricollega al tema del matrimonio, riletto nella luce del pensiero ebraico levinassiano; partendo dal tema del “desiderio” l’articolo fluisce dalla fenomenologia alla teologia, ponendo al centro la vita di coppia intesa come sponsalità, eros, paternità e maternità. Il contributo offerto risulta molto importante ai fini di una comparazione tra riflessione filosofico-teologica cristiana e riflessione filosofico-teologica ebraica sul matrimonio. Di particolare rilevanza l’affondo dell’Autore sulla vita di coppia, colta nell’orizzonte di un tempo infinito ma anche sulla via di un desiderio fecondo; qui la riflessione tocca il suo punto cruciale in ordine alla bellezza della relazione uomo-donna come intesa da Lèvinas, ma anche introduce il passaggio da un approccio al tema tipicamente filosofico ad un approccio teologico, a patto però che si consideri la teologia come il discorso di Dio che si mette all’opera nell’agire umano e più precisamente nel suo desiderio che viene in qualche modo assorbito nell’infinità dell’Assoluto.

Segue l’articolo di Christian Sabbatini sulla pluralità linguistica e contenutistica della Sacra Scrittura evidenziando il passaggio dall’ebraico biblico arcaico a quello classico, nonché il rapporto intercorrente tra i due. Il contributo si presenta con uno stile abbastanza tecnico, prevalentemente attento al valore dell’indagine linguistica, contestualizzata su grandi temi, come quelli dell’evoluzione della Scrittura o della neutralizzazione semantica. Non manca tuttavia nell’Autore il desiderio di rendere tangibili le sue analisi con un esempio concreto di confronto tra l’ebraico biblico arcaico e quello classico, condotto sulla base dell’analisi dell’oracolo di Nm 23, del quale si evidenzia, dal un punto di vista diacronico, la pluralità linguistica della Scrittura.

Il contributo di Francesca Eustacchi offre una riflessione critica sul relativismo analizzandolo nei suoi principali aspetti, ma anche mettendone in evidenza i limiti e la sua pervasività nei diversi settori del pensare e dell’agire. Il fine della riflessione, dichiarato apertamente dall’Autrice, è quello di individuare qualche praticabile via di uscita che può emergere, attraverso una riflessione critica, così che si possa individuare un qualche “punto di resistenza” all’interno della “dittatura del relativismo”. L’intento è ammirevole, e certamente apre gli occhi su un orizzonte ideologico tutt’altro che innocuo e di cui difficilmente si giunge ad avere consapevolezza. L’esito di tale intento si può ritenere realizzato nel fatto che l’autrice, attraverso procedimenti logici complessi, riesce a pervenire all’importanza di mettere a fuoco la centralità della “relazione” all’interno della molteplicità delle visioni, auspicando, proprio nel mantenimento della “relazione”, la possibilità di evitare lo squilibrio delle assolutizzazioni parziali.

L’ultimo articolo di Francesca Benigni giunge a completamento di quanto già proposto nel fascicolo precedente della rivista, trattandosi del proseguo dell’excursus delle pubblicazioni inerenti la sacramentaria apparse nei numeri pubblicati tra il 2007 e il 2016. Al termine di questo importante lavoro di analisi, l’Autrice può vantare il merito di aver reso disponibili in forma di abstract l’insieme degli studi scientifici elaborati dagli specialisti che hanno contribuito con la rivista dal 1992 ad oggi. Con agevolezza, anche per chi non dispone di tutti i volumi precedenti, sarà possibile cogliere in particolare il tenore del contributo offerto in questi anni alla ricerca “teologico-sacramnetaria” da parte dell’Istituto Teologico Marchigiano e dell’ISSR di Ancona.

 

Nella sezione “Eventi vie presentato un resoconto di Lorenzo Sena relativo al Convegno di Studi per i 750 anni della morte di san Silvestro, svoltosi nei giorni 1-3 giugno 2017; con esso la Congregazione Silvestrina ha inteso approfondire la conoscenza del carisma originario del Fondatore, ma anche esaminarne lo sviluppo lungo i secoli e la sua attualità. Nel suo insieme il resoconto evidenzia come l’evento sia stato per tutti i partecipanti una vera e propria immersione nella ricchezza dell’ampia spiritualità e cultura benedettina.

 

L’ultima sezione, dedicata alle “Recensioni”, presenta diversi testi distinti in due aree di interesse, corrispondenti alle due grandi sezioni sulle quali si articola la rivista: un’area specifica di liturgia e sacramentaria e una più vasta attinente alle pubblicazioni teologiche in generale, religiose e multidisciplinari.

 

 

Daniele Cogoni

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