Notiziario

Convegno teologico-pastorale su fede e matrimonio

«Fare di due vite una vita solo è quasi un miracolo». Convegno teologico-pastorale su fede e matrimonio (Ancona, 27 aprile 2017)

Giovedì 27 aprile 2017, presso l’Aula Magna dell’Istituto Teologico Marchigiano di Ancona, si è parlato di “Fede e sacramento del matrimonio” in un convegno di studio teologico pastorale. La mattinata ha visto, con don Massimo Regini della diocesi di Pesaro nei panni di moderatore, gli interventi di Andrea Grillo, docente di sacramentaria al Pontificio Ateneo S. Anselmo,  e mons. Carlo Rocchetta, per anni docente di sacramentaria alla Gregoriana e fondatore della “Casa della Tenerezza” di Perugia.

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Grillo, partendo dalla dottrina matrimoniale ottocentesca che non dava rilievo alla fede, più preoccupata di difendere la sua dimensione naturale e sacramentale, ha indicato come, nella rilettura della tradizione proposta dal pensiero e dalla pratica post-conciliare, si recuperi la rilevanza della fede in una dimensione che considera l’unione e la generazione, allo stesso tempo, come vita comune e alleanza di salvezza. «Restituire il sacramento del matrimonio ad una dinamica di fede - secondo Grillo - significa ricollocarlo nell’orizzonte di una tradizione che viene illuminata non solo dalla parola di Dio, ma anche dall’esperienza degli uomini».

Mons. Rocchetta invece ha spiegato come il tempo del fidanzamento abbia fondamentale valenza «perché è una palestra dove ci si allena ad amare e ci si chiede che posto occupa Dio nella propria storia. Difficilmente i fidanzati sentono il loro amore inabitato da Dio: percepiscono il tempo del fidanzamento come ‘kronos’, quello che scorre monotono, e non invece come ‘kairos’, e cioè il tempo favorevole, dove Dio opera». Sempre Rocchetta ha inoltre affermato che “è indispensabile una teologia del fidanzamento, che tra le altre attenzioni aiuti a rileggere il fidanzamento come tempo sacramentale in un ‘continuum’ con le nozze cristiane, in quanto precede, predispone e fonda l’atto nuziale. Il tempo del fidanzamento, inoltre «trae forza dal battesimo e dalla vocazione che attende di essere concretizzata» (Direttorio di Pastorale Familiare 1993). In questo senso, si presentano due polarità: quella fondante dell’iniziazione cristiana e quella orientante del matrimonio come sacramento. Il battesimo infatti, ha sottolineato ancora Rocchetta, è «sorgente del cammino di grazia dei fidanzati, dove lo Spirito Santo sospinge al di là di se stessi per muoversi dall’individualità verso il ‘noi’: è tempo crescita nella fede, come azione di grazia, discernimento e scelta verso il futuro». Nel considerare invece la polarità orientante, bisogna tener conto che «la grazia del sacramento opera su ciò che trova: non fa miracoli, porta frutto solo se il terreno è stato predisposto. C’è infatti reciprocità tra natura e grazia: quanto più i fidanzati si avvicinano al Sacramento con docilità all’azione dello Spirito, tanto più il matrimonio porterà frutto; se manca in tutto o in parte il presupposto di natura su cui la grazia opera il sacramento nuziale rischia di essere impoverito e di non essere fecondo per gli sposi». Ha concluso poi spiegando, sempre in relazione al tema del suo intervento, le diverse indicazioni del Papa in Amoris Laetitia.

 

Nel pomeriggio invece, dalla teoria si è passati alla pratica, e con il professor Giacchetta a moderare, c’è stato lo spazio per una “Narrazione della fede”: due coppie hanno raccontato la loro esperienza di vita e di fecondità matrimoniale. Inizialmente Simone Pilisi e Roberta De Marchi, coppia della diocesi di Senigallia, hanno condiviso come l’accompagnamento dei fidanzati verso il matrimonio, parimenti a quello delle famiglie ferite (gruppo “Pozzo di Giacobbe”), sia occasione «di crescita della nostra coppia: stare coi fidanzati è capire di essere parte di un progetto più grande, mentre con i separati traiamo l’insegnamento di toccare una fede provata nella sofferenza, purificata ed elevata: è possibile non farsi sopraffare dal dolore perché ci si sente ‘Figli di Dio’ anche quando non lo si percepisce come Padre buono. I separati ci fanno capire inoltre il significato del perdono». La famiglia senigalliese ha raccontato che iniziano ad esserci anche i primi ‘figli di famiglie ferite’ che si avvicinano al Sacramento: «siamo chiamati a fare i conti con queste nuove situazioni - ha affermato Roberta - che evidenziano il positivo della volontà di credere nel matrimonio ma anche di evitare di insegnare ciò che è bene e male ‘per loro’. Occorre più semplicemente testimoniare con la vita la bellezza dell’amore ed essere segni di speranza».

 

Successivamente è stata la volta di Giulia Marzioni e Francesco Ceselli, di Tolentino, che accompagnati da Padre Gabriele Pedicino, hanno raccontato la bontà e la bellezza delle esperienze di convivenza vissute dagli studenti delle scuole superiori, che oramai da anni si svolgono nel convento degli agostiniani (sospese ora per il recente terremoto), spiegando come sia di grande testimonianza per i ragazzi vedere tante coppie (non solo Giulia e Francesco) che aiutano, con disponibilità e semplicità, nelle diverse attività previste in questo tipo di esperienza. Così, alla bellezza che appare in modo evidente nel prendersi cura l’uno dell’altra anche in questo contesto non propriamente ‘familiare’, i ragazzi rimangono affascinati, perché «di fronte alla bellezza tutti si piegano e sono attratti», ha affermato Francesco.

 

Il convegno, possibile grazie al grande impegno profuso dal preside dell’ITM don Enrico Brancozzi, è stato concluso da don Paolo Gentili, direttore dell’Ufficio Nazionale per la pastorale della famiglia della CEI, che ha illustrato quali sono le sfide della pastorale familiare dopo Amoris Laetitia. «Occorre ravvivare la memoria, spalancare la speranza e immergere nella promessa. Per farlo bisogna far sentire ‘il profumo di Cana’: il vino nuovo offre occhi nuovi. Le giare di acqua - ha spiegato don Paolo - erano per la purificazione: non basta tuttavia una purificazione esteriore per amarsi per sempre, ma occorre realizzare la profezia di Ezechiele 36 («vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo. Toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne»). Il matrimonio guarisce la durezza del cuore: per questo la Legge si trasforma nella Grazia che rende possibile ciò che alla Legge non riesce. Ogni crisi è occasione per arrivare a bere nella coppia il vino migliore: servono accompagnatori esperti di peccato e di grazia; veri e propri sommelier del vino della gioia».

Citando poi Papa Francesco nell’udienza generale del 27 maggio 2015, don Gentili ha affermato che «fare di due vite una vita solo è quasi un miracolo, un miracolo della libertà e del cuore, affidato alla fede».

 

(a cura di Marco Petracci)

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